Scrivanie direzionali, il tassello di un puzzle di qualità

Si fa presto a dire scrivanie. Nominarle porta alla mente, nella maggior parte delle persone, un concetto astratto di autorità, di dovere. A chi non vengono in mente le giornate passate chinati sui libri o sui quaderni a fare i compiti su una scrivania? Oppure l’immagine di un professore che spiegava dei concetti seduti ala cattedra (in fondo una scrivania anche quella). Pensando al cinema tornano alla mente le scrivanie direzionali di fantozziana memoria..Ebbene, la scrivania è un piccolo mobile, se paragonato a quelli che convivono con lei nella stanza, ma ha un grande ascendente su chi le sta davanti e, più o meno inconsciamente, anche su chi vi sta dietro.

Un banco da lavoro

Le scrivanie direzionali sono “il banco da lavoro” dei dirigenti. Su di loro grava nel vero senso della parola il lavoro di queste figure aziendali. Un pc, una stampante, fascicoli con dettagli tecnici od operativi, tutte queste cose trovano una loro collocazione sulle scrivanie direzionali. Per questo motivo i costruttori offrono materiali e soluzioni di arredamento innumerevoli. I materiali, prima di tutto: sempre di qualità, mai banali. Ergonomiche, per fare in modo che la stanchezza non sia portata da sedute scomode o posizioni errate. Piacevoli nelle forme e nei colori, perché il lavoro deve essere un piacere, oltre che un dovere.

Le giuste soluzioni

in un contesto così ampio anche le soluzioni sono moltissime. Così si possono trovare scrivanie dalle linee squadrate, sole, che diventano il punto focale dell’arredamento nella stanza. Oppure penisole in cui la praticità d’uso si sposa con il ruolo “dirigenziale” di questo mobile. Per chi vuole o necessita di un punto di lavoro ad alta concentrazione esistono soluzioni in cui la scrivania è un tutt’uno con altri mobili che ne integrano le funzioni (come armadietti bassi, cassettiere a scomparsa) e ne completano l’estetica.