Cosa si intende per “immobile ad uso non abitativo”?

La maggior parte dei nostri uffici e delle nostre attività commerciali sono ospitati in locali acquisiti in affitto, spesso a costi molto alti: del resto, nella compilazione del bilancio aziendale periodico, l’importo del canone di locazione costituisce sempre una voce di spesa per nulla ininfluente. Ma si possono affittare tutti gli immobili, anche quelli residenziali? Ai fini fiscali, gli immobili sono distinti dal nostro ordinamento in base alla destinazione d’uso: con la nomenclatura “ad uso non abitativo”, si intendono sia i locali destinati ad ufficio, che quelli atti ad ospitare l’attività commerciale o necessari per il suo espletamento.

Caratteristiche dei contratti di locazione

La locazione è un accordo scritto tra le parti che, per la convenienza di entrambi, stabiliscono un canone il cui importo è immutabile e il cui pagamento deve essere corrisposto entro una precisa scadenza temporale. Tale modalità di contratto è disciplinata dalle legge n. 392 del 1978, che fissa, ad esempio, la durata della locazione da un minimo di sei anni ad un massimo di trenta o che, mentre concede al conduttore la facoltà di lasciare l’immobile in qualsiasi momento, rispettando i termini di preavviso, vincola il locatore a proseguire l’affitto a meno che non incorrano determinate condizioni.

Esiste un canone di locazione massimo?

La risposta è negativa: non esiste alcun limite per i canoni di locazione. L’importo, infatti, dipende dall’estensione dei locali e dalla ubicazione dell’immobile e, essendo un accordo tra le parti, non è soggetto ad alcuna moderazione statale. Ricordiamo, però, che il canone di locazione può essere rinegoziato al termine del secondo rinnovo e solo qualora sia stata data regolare disdetta tra le parti dodici o diciotto mesi prima. Inoltre, l’adeguamento dell’importo agli indici ISTAT può avvenire solo nella misura del 75% e dietro formale richiesta del locatore.